Fuggire dalla società dei pongos per ritrovare i cesti

babbo-natale-manette.gifRiflessione di Gianfranco Zavalloni sull’idea di regalo, sul concetto di utile e di superfluo…

Sono venuti in questi giorni a trovarmi a Belo Horizonte, gli amici Gegè Scardaccione e Roberto Papetti. Dopo due giorni Gegè era estremamente impaziente e mentre stavamo per accomodarci al tavolo di una trattoria locale, chiede di assentarsi per pochi minuti. Corre al vicino albergo in cui è alloggiato e ritorna con una borsa stracolma di pacchettini. La apre e, come un prestigiatore che tira fuori il coniglio dal cappello, Gegè tira fuori i suoi omaggi, tutti dignitosamente avvolti con cura artigianale in carte originali, dai tanti colori. Un quaderno da disegno, due tazze da caffè (ci mancavano!) di ceramica di Grottaglie, libri. Accompagnano il tutto dediche personali per il sottoscritto, per mia moglie e per Roberto. Davanti a questa scena il mio pensiero corre ad un altro fatto, accaduto nel novembre del 2007.

L’anno prima avevo conosciuto alla Fiera della Cesteria di Salt (a pochi chilometri da Girona) un cestaio catalano: Joan Farrè. Mi aveva colpito la sua genialità nell’usare il salice vimini per fare non solo cesti. Joan costruisce anche capanne viventi: strutture di salice che piantumate in un cortile, se ben curate, buttano le radici e trasformano così una struttura intrecciata di verghe in capanne vive, con foglie e fiori, dentro le quali possono scorazzare i bambini e le bambine delle nostre scuole. Ho chiesto a Joan di venire a realizzare una di queste strutture in una delle scuole del mio circolo didattico. E così è stato. Nella mia vita ho lavorato per trent’anni come dipendente della Pubblica Amministrazione (prima come maestro poi come dirigente scolastico) e da trent’anni Joan (che quindi è praticamente mio coetaneo) fa il cestaio. Entrati in amicizia, mi è venuto spontaneo chiedergli se, con il suo lavoro, si riesce a viver bene, se vendere cesti permette a lui di mantenere tranquillamente la sua famiglia. La sua risposta è stata molto chiara. “Sai – mi dice – io amo il mio lavoro, amo fare cesti ed è stata molto duro in questi anni. Ma da alcuni anni, però, la gente preferisce, per fortuna, nel fare regali, comprare cesti anziché pongos!” “Ma che sono i “pongos”- gli chiedo io!” E lui così mi risponde: “Beh, i pongos sono quelle cose che, quando qualcuno te le regala, la prima domanda che ti fai è…. e ahora donde lo pongo (trad. …e adesso dove lo metto?). Questi sono i pongos: regali inutili, che non sai dove mettere, che tengono posto e se li metti da qualche parte lo fai solo per non offendere chi te li regala. Di fatto però vorresti sbarazzartene!”.

Mi viene in mente anche quanto suggeriva Baden Powell (fondatore dello scoutismo) quando insegnava ai ragazzi come farsi uno zaino da viaggio o da campeggio. Più o meno il suo pensiero era questo. Dopo che avete preparato e ben riempito il vostro zaino, rovesciatelo completamente e poi fate tre mucchi: nel primo mettete le cose indispensabili per il viaggio, quelle di cui non potete fare a meno. Nel secondo mucchio mettere le cose pur necessarie, ma di cui si può fare a meno. Nel terzo mucchio mettete le cose superflue. Bene, a questo punto rimettete nello zaino solo le cose del primo mucchio e, se proprio volete, prendetene poi una del terzo… così per sfizio.

Forse vale la pena riflettere, anche con gli studenti delle nostre scuole, sull’idea di regalo, sul concetto di utile o di superfluo. Penso alle gite che con i nostri ragazzi si fanno nelle città e nei luoghi turistici e alla quantità di “pongos” che vengono loro offerti. Penso all’idea di suggerire ai genitori di andare in ferramenta quando vogliono regalare giocattoli ai loro figli. Penso a Gegè, che è tornato in Italia.

Gianfranco Zavalloni

Fonte: http://www.scuolaer.it/notizie/diritti_naturali/fuggire_dalla_societa_pongos_ritrovare_cesti.aspx

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